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La Pandemia sta mettendo a dura prova l’economia italiana; di fatti la ripresa per il nostro paese non sarà semplice e richiederà un coordinamento a livello nazionale e sovranazionale. Il coronavirus ci ha costretto a mettere in discussione ogni aspetto della nostra vita personale e professionale; ci ha spinto a velocizzare il cambiamento in digitale: le imprese stanno cambiando veste e si stanno adattando con rapidità alla nuova era.

E su questo sfondo che si evince la necessità , da parte delle aziende, le istituzioni e le più svariate organizzazioni, di essere guidate da una leadership resiliente. Oggi, più che mai, è fondamentale pensare alla definizione di un preciso piano d’azione con cui ripartire dopo l’emergenza.  Gli eventi legati alla diffusione del virus hanno accelerato e amplificato questi mutamenti di lungo periodo. I Leader si sono trovati nella condizione di dover gestire una forza lavoro più autonoma e meno centrata sul posto di lavoro. L’emergenza Covid-19 ha portato ad una significativa accelerazione nell’adozione di nuovi modelli di organizzazione del lavoro e della forza lavoro,  tra cui lo smart working. L’obiettivo principale è stato:  ridurre al minimo i rischi e le possibilità di contagio, assicurando continuità al business. Insomma, le aziende si sono trovate a fronteggiare una nuova grande sfida nella nuova normalità.

A riguardo, Deloitte ha definito le priorità di intervento, che un leader dovrebbe adottare, per essere pronto a prosperare nonostante le avversità. Nel report stilato, Deloitte ha individuato 7 linee d’azione con cui ogni organizzazione può rendere resiliente la propria leadership. Prima di elencarle, è opportuno fare una piccola premessa: per resilienza si intende un modo di essere. Possiamo definire un’ azienda resiliente quando è in grado di uscire da una crisi evolvendo il proprio DNA, assumendo un’attitudine nuova e abbracciando, in una nuova prospettiva, complessità, incertezza, interdipendenza e multidimensionalità.

È su questa base, ora possiamo, vedere insieme le sette priorità di intervento, definite dallo studio condotto da Deloitte. Eccole qui:

  1. Identificare ed aggiornare la strategia per la ripresa.

Questo significa che le aziende devono adottare un approccio strategico e programmato per un periodo di medio-lungo termine, al fine di già essere pronti alla ripresa. In questo contesto, il CEO ha il compito e la responsabilità di consultare le diverse funzioni aziendali e predisporre un piano per gestire la ripresa e il consolidamento della propria crescita aziendale.

  1. Sostenibilità e operatività progettuale

Il CEO insieme al CFO dovranno sviluppare un piano finanziario per la gestione della liquidità, che si integri nei piani di gestione del rischio e di continuità operativa.
Il Leader resiliente mantiene calma e fermezza, anche nel pieno della crisi; riesce a leggere le opportunità anche nel pieno dei problemi. La sua priorità è la mission aziendale.

  1. Interpretare il cambiamento dei consumatori e dei mercati.

Il CEO deve rispondere con razionalità alla crisi ed avere la capacità di mostrare empatia verso i propri collaboratori, clienti e stakeholder. Un evento imprevedibile come l’emergenza Covid ha cambiato le nostre priorità: tra le preoccupazioni primarie c’è la propria salute e di quella dei propri cari. Uno spostamento psicologico da non sottovalutare. Dunque il leader resiliente deve tener conto di questo cambiamento e saperlo gestire. Il Leader resiliente è risolutivo e veloce. Oltre alla capacità di mantenere saldo il controllo e di capire cosa sta cambiando nella psicologia dei propri interlocutori, è di fondamentale importanza riuscire a prendere decisioni con tempestività. E il più delle volte bisognerà farlo sulla base di informazioni limitate. Come cambierà il comportamento dei clienti di fronte alla crisi? E quello dei competitor? Difficile fare previsioni.

  1. Aggiornare i cicli e i processi strategici

Il Leader resiliente è trasparente nelle comunicazioni ed è in grado di infondere fiducia ai collaboratori. Deve essere in grado di orchestrare la ripresa e la resilienza delle supply-chain ; e, migrare tutte le attività di business (includendo i luoghi fisici, il modello operativo, i processi e la struttura dei costi) per realizzare la visione strategica

  1. Accelerare la digitalizzazione

È necessario “battere i tempi” lungo il percorso di trasformazione digitale; l’obiettivo dovrà essere quello di facilitare il journey dell’azienda verso la “nuova normalità”; compito che spetterà al CIO.

  1. Anticipare le innovazioni dei contesti lavorativi.

Il Leader resiliente è in grado di mantenere il controllo nel presente avendo già in mente ciò che verrà dopo l’emergenza. È lungimirante, lui guarda al futuro anticipando i nuovi business model e le innovazioni che potrebbero ridefinire la nuova normalità. Per far si che ciò avvenga il leader resiliente deve essere in grado di valorizzare il proprio team.

  1. Cogliere le opportunità ed i cambiamenti nel contesto sociale

La crescente sensibilità e attenzione verso l’impatto ambientale e la corretta articolazione e gestione del rapporto con investitori e con gli stakeholder rappresentano oggi una delle maggiori opportunità di sviluppo per le aziende, soprattutto in ottica di generazione di valore sociale. Quando si parla di tematiche ambientali e sociali, le decisioni devono essere prese collegialmente dal CEO e da tutte le funzioni aziendali, nessuna esclusa, adeguandone i contenuti allo specifico contesto. Gestire le risorse ambientali e sociali attraverso la fiducia, una chiara strategia (anche di gestione del rischio) e un’idonea struttura di governance sono prerequisiti essenziali per il successo. Inoltre, come già evidenziato, le aziende con una maggiore propensione al “green” sono tra le più innovative e resilienti.

Con queste linee guida le aziende potranno essere più resilienti. Di certo la ripresa arriverà ma in modo differenziato per settore e territorio. Ciò che è necessario, è muoversi per ed in tempo; questa la chiave di lettura cruciale per le aziende. Inoltre, l’azione degli imprenditori e dei manager da sola non basta. Insieme allo sforzo del settore privato, è imprescindibile che lo Stato e le istituzioni UE mettano il Paese in condizione di ripartire.