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In quest’era del Covid le competenze digitali sono diventate ancora più importanti. Secondo uno studio condotto dall’Unione Europea, nel futuro circa 9 lavori su 10 richiederanno competenze digitali

La crescente digitalizzazione a cui stiamo assistendo (ancora più evidente in questo periodo) ha messo in risalto l’esigenza di competenze digitali e tecnologiche ben definite e unite a precise soft skill. La richiesta di queste competenze, in Italia, nasce dalla necessità di supportare le organizzazioni nella direzione del cambiamento. Si tratta di capacità tecniche che ormai interessano tutti i settori aziendali.

Ma cosa si intende per competenze digitali?

Con competenze digitali inizialmente si faceva riferimento alla capacità di saper usare abilmente le tecnologie della società dell’informazione. Oggi, invece, stanno acquisendo una connotazione più ampia e articolata. infatti, quando parliamo di competenze digitali ci riferiamo ad un insieme di abilità tecnologiche che consentono di individuare, analizzare, valutare, usare, condividere e creare contenuti utilizzando le tecnologie informatiche e Internet. Possono spaziare dal semplice uso del computer a quelle più specifiche come la creazione di codice o lo sviluppo di applicazioni mobile alla realizzazione di sistemi software per l’intelligenza artificiale.

Si tratta di competenze dinamiche e in costante cambiamento: si evolvono di pari passo con l’evolversi delle tecnologie. Un cambiamento tecnologico a cui non sempre siamo in grado di stare al passo. Tale cambiamento di fatti evidenzia la difficoltà di trovare risorse con le competenze digitali richieste.

Unioncamere afferma: “l’Italia è in posizione arretrata in Europa per quanto riguarda le competenze digitali, con un preoccupante terzultimo posto fra i 28 Stati membri dell’UE. Per lavorare nelle imprese in Italia le competenze digitali sono richieste per 7 assunti su 10, pari a 3,2 milioni di lavoratori. Il 28,9% di questi profili, ovvero circa 940mila posizioni lavorative, è difficile da reperire per inadeguatezza o ridotto numero di candidati. Il risultato è spesso una carenza di competenze digitali per le piccole e medie imprese.”

Nonostante il rallentamento della digitalizzazione in Italia, lo scoppio della pandemia sembra aver accelerato i processi di acquisizione delle competenze digitali. Gli italiani si sono ritrovati, per forza di cose, a dover utilizzare piattaforme tecnologiche per il lavoro a distanza, per la didattica a distanza; per la formazione online; si sono ritrovati ad ordinare la spesa online, a fare acquisti su piattaforme e-commerce. 

Livelli di competenze digitali: 4 tipologie

L’Osservatorio delle Competenze Digitali – promosso da Aica, Anitec-Assinform, Assintel e Assinter Italia, in collaborazione con Miur e Agid – ha individuato diversi livelli di conoscenze e competenze, sintetizzabili in 4 tipologie (definite nell’Osservatorio delle Competenze Digitali 2015):

  • Competenze per la cittadinanza digitale: necessarie a tutti i cittadini per potersi allineare alla digitalizzazione del contesto sociale;
  • Competenze digitali per tutti i lavoratori, ovvero capacità di saper usare nella quotidianità lavorativa strumenti informatici, a prescindere dalla funzione aziendale di appartenenza;
  • Competenze specialistiche ICT: tipiche di figure che operano all’interno delle strutture ICT di realtà private e pubbliche o all’interno delle divisioni operative di fornitori di tecnologie e servizi ICT;
  • Competenze di e-Leadership: che caratterizzano chi associa alla cultura digitale particolari attitudini e talenti che consentono di immaginare determinati percorsi di cambiamento e di contestualizzarli nelle proprie organizzazioni

È  possibile poi un ulteriore differenziazione delle competenze digitali ovvero, possiamo parlare di Hard Skill e Soft Skill.

Digital Hard Skill

Per Digital Hard Skill si intendono le Competenze Digitali tecniche, proprie del ruolo professionale svolto. Si tratta di competenze acquisite in campo scolastico, universitario o attraverso corsi di formazione mirati al perfezionamento e all’ampliamento delle proprie competenze. Le digital hard skill sono competenze quantificabili e riguardando il saper usare determinati programmi e pacchetti informatici, la conoscenza di linguaggi di programmazione e la capacità di utilizzare specifici macchinari e strumenti alla produzione. In questa categoria rientrano tutte le competenze tecniche che riguardano l’area Social, Mobile, Analytics, Cloud a cui si aggiungono quelle su Intelligenza Artificiale, Robotica, IoT, Cybersecurity.

Entrando nel dettaglio per quanto riguarda ai Social, bisogna fare i conti con il fatto che stanno cambiando il modo di comunicare e collaborare, internamente ed esternamente ai contesti aziendali. Un esempio pratico è la social collaboration interna, che richiede la figura professionale del Social Media Manager, una figura capace di impostare e di monitorare una strategia social di Employer e Reputation Branding.

Per quanto riguarda il Mobile ha già dimostrato da tempo di avere un impatto rilevante sulle competenze, soprattutto su quelle di chi si occupa di sviluppo di soluzioni, a cui si richiede di saper operare su nuove piattaforme e nuovi applicativi Mobile.

Poi c’è il mondo dei Big Data, che ha innalzato la domanda di figure dedicate alla gestione e analisi dei dati, figure capaci di interpretare, correlare e valorizzare le basi di dati sfruttando modelli di Machine Learning, Data Visualization e Distributed Computing.

Per quanto riguarda il Cloud che, con le sue rinnovate logiche di fruizione delle tecnologie a garanzia di una maggiore flessibilità in ambito infrastrutturale e applicativo, richiede profili in grado di ridisegnare i sistemi secondo nuovi criteri, di definire una strategia Cloud e valutarne l’impatto nel business, e di gestire il rapporto con i fornitori ICT. Invece, l’ Internet of Things richiede professionisti con competenze di progettazione e sviluppo di architetture e applicazioni innovative e con competenze di gestione e monitoraggio di servizi basati su oggetti connessi.

Infine, la Cybersecurity genera la necessità di avere da una parte competenze di natura tecnologica e dall’altra le skill per definire politiche, strategie e programmi di security, nonché gestire, coordinare e di pianificare.

Digital Soft Skill

A queste competenze digitali fanno capo le abilità trasversali, ovvero le cosiddette Soft Skill. Le Digital Soft Skill non si imparano a scuola o a lavoro, difficilmente sono quantificabili: dipendono dalla cultura, dalla personalità e dalle esperienze vissute dal singolo. Si tratta di caratteristiche personali connesse al modo di relazionarsi, interagire, comunicare e lavorare, cooperare con gli altri. Ad esempio, fanno parte di questa categoria: le capacità di problem solving e di risoluzione dei problemi tecnici.

È utile in tal senso riportare quanto affermato dal Report “Future of Jobs 2020” diffuso dal World Economic Forum sul futuro dei lavori a novembre 2020,  le caratteristiche fondamentali del lavoro del futuro sono le capacità di pensiero analitico e critico, la creatività, il problem solving e autogestione. Ma anche l’abilità di lavorare all’interno di team multidisciplinari e di utilizzare e gestire la tecnologia sono fondamentali per almeno il 50% delle aziende intervistate dal World Economic Forum.

La domanda per le professioni emergenti, ad alto livello di digitalizzazione, è destinata a crescere contemporaneamente all’adozione di nuove tecnologie nei processi di produzione di beni e servizi. Il podio tecnologico è occupato da cloud computing, big data analytics e Internet of Things. A seguire cybersecurity, intelligenza artificiale, commercio digitale e robotizzazione. Tra i settori maggiormente coinvolti in questa trasformazioni si trovano quello della Digital Communications and Information Technology, dei Financial Services e dell’Healthcare.